Alda Merini

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Alda Merini è una poetessa, dalla vita sicuramente non semplice nè tantomeno comune. Nasce a Milano il 21 Marzo 1931 da una famiglia di origini modeste e comincia a scrivere fin da giovanissima; presto conoscerà le brutture dei manicomi, nei quali verrà rinchiusa più di una volta e per diversi anni. Tuttavia Alda Merini, continua a scrivere e a comporre magie, per le quali vincerà numerosi premi e verrà candidata diverse volte al Premio Nobel, portandola nell'olimpo dei più grandi scrittori che l'Italia abbia conosciuto.


Alda Merini
Alda Merini

Indice

Una donna

Chi è Alda Merini?
Chi è? Una pazza? Una poetessa? Una donna?
Una donna.
Prima di tutto una donna.
E poi, forse, tutto il resto.
Una donna che ha amato, tanto; come tante altre donne. Una donna che ha partorito, ha pianto, gridato, patito. E poi ha di nuovo amato e amato e amato. E amato ancora. E poi ha sofferto. Insomma, una donna come mille altre donne.
Solo che Alda è una donna che ha anche scritto, o meglio ancora, che ha soprattutto scritto. Che ha scritto di amore, di parti, di pianti, di grida e di patimenti. E poi ha scritto di amore e di amore e di amore ancora. Ed insieme ha scritto di sofferenza. Ha scritto del suo essere donna, insomma.
Alda Merini è una tra le più pure voci poetiche della letteratura italiana e non. La sua poesia, fatta di ardente visionarietà e profonda, ma al tempo stesso sommessa, inquietudine, la colloca tra le maggiori autrici del Novecento e del nuovo millennio. Non a caso, la poetessa milanese ha vinto numerosi premi e ricevuto molti riconoscimenti, ed il suo nome è stato più volte proposto per il premio Nobel alla letteratura. Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea, autrice in grado di trasmettere immagini di rara suggestione ed intensità.
E' impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il lavoro di un'artista che ha fuso vita e arte in un'unica forma inscindibile. Parola dopo parola, Poesia dopo poesia Alda ha costruito un mondo poetico che ha scontato le mille pene dell’anima che muore e poi rimuore più volte. Dell’anima geniale e viscerale. Dell’anima che sopravvive a decine di elettroshock, alla povertà, all’abbandono, alla follia. All’idiozia di quest’italietta mediocre che sventola ballerine e seppellisce i grandi.
Un’anima due volte candidata al Premio Nobel.
Eppure rimasta sola. Sola con il letto vuoto. Con la casa silenziosa. Il tavolo sparecchiato. Sola nel suo appartamento ai Navigli, a Milano.
E forse poi senza neanche più quello, perché con uno sfratto le hanno chiesto di andar via. Come se non bastasse tutto il resto.
Come se non bastasse essere donna, essere Alda Merini, la pazza, la poetessa.
Quella che ha sopportato e che ancora sopporta, quella che risponde male, che suona il pianoforte, quella che ha sempre scritto e ha sempre amato.
Quella donna che ha fatto tutto questo e che alla fine è riuscita a restare una donna, soprattutto.
Senza mai lagnarsi e senza mai rinnegarsi.
Una donna che ancora racconta poesie.
Sola, nel suo appartamento ai Navigli, a Milano.
Una donna, ed alla fine può bastare.

Storia e biografia

Nasce il 21 Marzo 1931 a Milano e cresce in una famiglia di condizioni modeste (figlia di un dipendente di una compagnia assicurativa e di una casalinga, minore di tre fratelli) e da ragazza frequenta le scuole professionali all'Istituto Laura Solera Mantegazza; chiede di essere ammessa presso il Liceo Manzoni, ma - sembra incredibile - non supera la prova di italiano.
Nello stesso periodo, dedica molto tempo allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato.
Spinta da Giacinto Spagnoletti, colui che per primo ne scoprì il talento, esordisce scrivendo i primi versi alla tenera età di quindici anni.

Nel 1947, si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia; nello stesso anno Alda Merini incontra quelle che definirà come "le prime ombre della sua mente" e viene internata per un mese a Villa Turro, la prima esperienza in un manicomio.
Spagnoletti sarà il primo a pubblicare un suo lavoro, nel 1950: nella "Antologia della poesia italiana 1909-1949" compaiono le sue poesie Il gobbo e Luce.

Nel periodo che va dal 1950 al 1953 la Merini frequenta per lavoro e per amicizia due personaggi come Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.

Nel 1953 sposa Ettore Carniti proprietario di alcune panetterie di Milano.

Esce poi, nello stesso anno, il primo volume di versi intitolato La presenza di Orfeo; due anni dopo pubblica Nozze Romane e Paura di Dio.

Il 1955 è anche l’anno di nascita della primogenita, Emanuela: al medico pediatra dedica la raccolta Tu sei Pietro che viene pubblicata nel 1961.

Inizia un triste periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all'isolamento al Paolo Pini, che dura fino al 1972, anche se intervallato da alcuni ritorni in famiglia, durante i quali nascono altri tre figli.
Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia che durano fino al 1979 quando la Merini ritorna a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza del manicomio, ovvero quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, che sarà pubblicato nel 1984, e vincitrice del Premio Librex Montale nel 1993.

Nel frattempo (1981) muore il marito e, rimasta sola, inizia in questo periodo, a comunicare telefonicamente con il poeta Michele Pierri che, in quel difficile periodo del ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato di apprezzare la sua poesia.
Lo sposa nell'ottobre del 1983 e va a vivere a Taranto, dove rimane per tre anni.
In questi anni scrive le venti ‘poesie-ritratti’ de La gazza ladra (1985) oltre ad alcuni testi per il marito; poi porta a termine anche L'altra verità. Diario di una diversa, suo primo libro in prosa.
Dopo aver nuovamente sperimentato gli orrori del manicomio, questa volta a Taranto, torna a Milano nel 1986: si mette in terapia con la dottoressa Marcella Rizzo alla quale dedicherà più di un lavoro.
Dal punto di vista letterario questi sono anni molto produttivi: naturale conseguenza è anche la conquista di una nuova serenità.
Infatti, in questi anni, pubblica Fogli bianchi (1988), Testamento (1989), Delirio amoroso (1989), Il tormento delle figure (1990), Le parole di Alda Merini e Vuoto d'amore (1991) a cui fa seguito Ipotenusa d'amore (1992).

Nel 1993 esce La palude di Manganelli o il monarca del re e il volumetto Aforismi, con fotografie di Giuliano Grittini. È questo l'anno in cui le viene assegnato il Premio Librex Montale per la poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei.

Nel 1996 le viene assegnato il Premio Viareggio per il volume La vita facile; l'anno seguente riceve il Premio Procida-Elsa Morante.

Del 1997 è la raccolta La volpe e il sipario, la più alta dimostrazione dello stile poetico dell'artista: una poesia che nasce dall'emozione, improvvisa e violenta, mai ritoccata, riletta.

Nello stesso anno esce un'antologia del lavoro dell'autrice, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997, nella quale compaiono anche alcune liriche inedite.

Nel 1999 Rizzoli pubblica una raccolta di citazioni ed aforismi della poetessa, dal titolo Aforismi e magie.

Nel 2002 esce Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l'aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia.

Sempre nel 2002 viene pubblicato un piccolo volume dal titolo Folle, folle, folle d'amore per te, con un pensiero di Roberto Vecchioni il quale nel 1999 aveva scritto in suo onore “Canzone per Alda Merini”.

Nel 2003 viene pubblicato da Einaudi Clinica dell'abbandono; questo volume include un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo Più bella della poesia è stata la mia vita.
Nel febbraio del 2004 Alda Merini viene ricoverata all'Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Un amico della scrittrice chiede aiuto economico con un appello che le farà ricevere da tutta Italia, e-mail a suo sostegno; la scrittrice ritornerà successivamente nella sua casa di Porta Ticinese.
Nel 2004 esce un disco che contiene undici brani cantati da Milva tratti dalle poesie di Alda Merini.

Durante l'estate dello stesso anno molte sono state le iniziative sorte per far conoscere in maniera più diffusa la poesia di Alda Merini. Si cita ad esempio l'incontro che si è tenuto il 21 luglio al Teatro Romano dal titolo Ebrietudine, omaggio ad Alda Merini, sei cantate composte da Federico Gozzellino su poesie di Alda Merini.

Alla fine del 2005 esce per Crocetti Editore Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) raccolta nata dalle dettature telefoniche di Alda Merini a Marco Campedelli. Vengono riportate 53 poesie, quasi tutte inedite. Per sottolineare la natura orale e ‘orfica’ dei componimenti è stato scelto di non inserire segni di interpunzione tra e nei versi per lasciarli liberi così come sono nati.

Sempre del 2005 è anche la raccolta, edita da Scheiwiller, Le briglie d'oro (Poesie per Marina 1984-2004).

Nel 2006 si avvicina al genere noir con La nera novella, edita da Rizzoli.
Nel 2007 esce il disco Rasoi di seta, un disco in cui Alda Merini recita suoi versi accompagnata dalla musica del musicista ed amico Giovanni Nuti; questo lavoro verrà poi, anche portato in teatro.

Ora, se le se chiede di provare a fare un bilancio della sua vita, lei tranquillamente risponde:
«La mia vita secondo me è stata molto bella, ed anche adesso lo è, nella vecchiaia. La vecchiaia l’ho sempre apprezzata, fin da giovane, perché ero già matura. Per me la vecchiaia non è una novità; cioè, è un prolungamento della giovinezza. Non vedo la brutalità della morte e della vecchiaia, il poeta non ha tempo. Ha il tempo che si ritrova in mano, quel poco, quel tanto…ma i poeti apprezzano il dono della vita, e credo che sia un grande dono, no?»[1]

«Ma lei, quando si piace di più?»
«Al mattino, quando ho ancora in bocca il sapore della realtà che sento più vera: quella del sogno. Io sogno tantissimo, e mentre dormo non faccio che giocare, sono serena e beata come una bambina. Quando riapro gli occhi, e non sono ancora sveglia del tutto, do il meglio di me. E' il momento più creativo, quello migliore per comporre mentalmente poesie, perché sono appena tornata dal Paradiso»[2]

Colpe di immagini

Alda Merini fotografata da G.Grittini in Colpe di immagini
Alda Merini fotografata da G.Grittini in Colpe di immagini

La sua anima di poetessa Alda Merini la mostra sempre nei versi, che compone come se le uscissero direttamente dalle viscere. Nel 2007, invece, sceglie di far parlare anche il corpo. O meglio, i suoi volti, immortalati dall'amico fotografo Giuliano Grittini e riuniti nel libro Colpe di immagini e la sua vita scorre, ritratto dopo ritratto. Questo libro è lo scrigno che racchiude e svela il mondo di Alda Merini; contiene foto mai pubblicate che ne mostrano la casa, il suo studio, il suo pianoforte, la vita privata, i navigli attorno ai quali ruota il suo universo, i molti amici, tra cui si contano numerosi personaggi dello spettacolo e della cultura.

Tra queste foto, suscitano molto scalpore e destano diverse polemiche alcune fotografie che la immortalano nuda. Quando le si domanda di questa vicenda, lei replica: «Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E' l'imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso»[3]

Poesia e pazzia

Alda Merini ricorda malinconicamente il manicomio
Alda Merini ricorda malinconicamente il manicomio

Il manicomio, e le cliniche, nelle quali la Merini ha passato oltre quindici anni, rappresentano certamente per la poetessa milanese un punto centrale della sua vita. Questa si rivelerà infatti (comprensibilmente) un’esperienza che lascerà un segno indelebile, un’esperienza attraverso la quale capisce realmente cosa sia la sofferenza, ma al tempo stesso cosa sia la bellezza del mondo, tant’è che alla domanda «E il Premio Nobel, le piacerebbe?», Alda Merini risponde: «Ma, non ci tengo particolarmente, perchè dalla vita ho avuto già tutto. Bisogna davvero provare il male, il male della sofferenza vera, della malattia, il male del manicomio, della morte, per capire quello che di bello ha la vita»[4].
Il manicomio e la malattia di quegli anni sono state e continuano ad essere anche fonte di riferimento ed ispirazione, rappresentando temi che richiama spesso alla mente e su cui scrive numerosi componimenti. Questo argomento è stato anche affrontato di recente dal cantautore Simone Cristicchi, cha Sanremo 2007 porta la canzone “Ti regalerò una rosa”, che parla appunto della pazzia e del manicomio; intervistata su questa canzone, la Merini ha dichiarato «No, non mi è piaciuta molto. Forse dovrei ringraziare, si parla di matti, di manicomi e io sono stata rinchiusa per quindici anni. Ma è un territorio di cui si dovrebbe parlare a ritmo di rap. Capisco il messaggio, mi compiaccio ma il manicomio è illegalità, disperazione, terrore. Una rosa io la vorrei mettere sulla tomba di quelli che non ce l’hanno fatta. A noi sopravvissuti, grazie al fato e a qualcuno che ci ha salvato, serve altro»[5]. Alla stessa Merini, Simone Cristicchi scriverà e dedicherà poi una canzone, dal titolo “La signora dei Navigli”.
Secondo la stessa autrice, rimangono comunque cose estremamente positive l’essere riuscita ad aver ritrovato la vita dopo un’esperienza come questa, che definisce di ombre e di morte, e soprattutto l’essere riuscita a portarla ad un livello di poesia.

Citazioni

Alda Merini, sguardo
Alda Merini, sguardo

«La vita non ha un senso, è la vita che ci da un senso»[6]

«Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita»[7]

«Anche la follia merita i suoi applausi»[8]

«Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni»[9]

«Si può essere qualcuno semplicemente pensando»[10]

«Da anni indago sul caso Merini»[11]

Note

  1. A. Merini, in un’intervista rilasciata al programma televisivo Il senso della vita, nell’Aprile 2008
  2. A. Merini, in un’intervista rilasciata al programma televisivo Il senso della vita, nell’Aprile 2008
  3. L’angolo di Violetta, 2007, <http://www.violettanet.it/poesiealtro_autori/MERINI.htm>
  4. Cfr. «Sagarana», Intervista con Alda Merini, 2004, <http://www.sagarana.net/rivista/numero17/saggio1.html>
  5. L’angolo di Violetta, 2007, <http://www.violettanet.it/poesiealtro_autori/MERINI.htm>
  6. A. Merini, in un’intervista rilasciata al programma televisivo Il senso della vita, nell’Aprile 2008
  7. A. Merini, Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
  8. A. Merini, Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
  9. A. Merini, Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
  10. A. Merini, Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
  11. A. Merini, Aforismi e magie, Rizzoli, 1999

Bibliografia

Collegamenti Esterni

Strumenti personali