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Milano, Biblioteca Trivulziana, Triv. Inc. B105/1-2
Descritto da Simona Brambilla
Codifica elettronica a cura di Chiara Colombo
Elaborazione XML/XSLT: Alberto Cordone
Scheda IGI rivista su ISTC
1. BRUNUS, LEONARDUS. Historiae Florentini populi [in italiano]. trad. Donato Acciaioli, Jacques Le Rouge, Venezia, 12 II 1476.
2°, rom.
2. POGGIUS FLORENTINUS. Historia florentina [in italiano]. trad. Jacopo di Poggio Bracciolini, Jacques Le Rouge, Venezia, 8 III 1476. 2°, rom.
Bibliografia
H-C-R: 1. H *1562 GW: 1. 5612 Goff: 1. B1247 BMC: 1. V, 215 IGI: 1. 2202 H-C-R: 2. H 13172 Goff: 2. P873 BMC: 2. V, 215 IGI: 2. 7940
Incunabolo

Materia: Carta.

Misure fogli: mm 321 x 224 (sia per 1. che per 2.)

Misure specchio: mm 226 x 132 (sia per 1. che per 2.)

Legatura: Moderna.

Decorazione: A c. 1. a2r, iniziale di testo alta 8 righe in oro con decorazione a fiori e pallini d'oro nel m.i. e inf., qui a racchiudere una corona d'alloro con uno stemma.
A c. 2. a1r, iniziale di testo alta 8 righe in oro con decorazione a fiori e pallini d'oro nel m.i., della stessa mano dell'iniziale precedentemente descritta. I colori dei fiori, in entrambi i casi, sono turchino e rosa molto scuro.
Iniziali di testo alte 6-8 righe in inchiostro blu (cc. 1. a3v, b9r, e2r, f8r, i1r, l1r, n3r, p1r, r1r, s8r, t8r, x2r; 2. a3r, b4v, d1r, e8r, g3r, h8r, l1r, m5r).

Note di possesso - Ex libris: A c. 1. a2r, nel m.sup., in inchiostro rosso: Questo libro è di Tebaldo de Rosso antico di casa 1564. Nel m.e., alcune note di conto.
A c. 1. e2r, in inchiostro rosso: Questo libro è di Tibaldo de Rossi civis Florentinus 1626. Della stessa mano, a c. 1. q12v, in inchiostro bruno: Tebaldo de Pierantonio de Rubeis civis Florentinus alias [???]; a c. 2. c8v, in inchiostro rosso: TEBALDO DE RUBEIS CIVIS FLORENTINUS; a c. 2. e4r, nel m.e., in inchiostro bruno: Questo libro è di Tibaldo de Rossi. A c. 2. k6v, in inchiostro rosso: Pierantonius de Tebaldus de Rubeis civis Florentinus [???] anno domini 1616 [???] manus propia dies. Sotto, in inchiostro bruno e di altra mano: Io Tibaldo de Rossi ebbi un figliuolo il dì dua di febbraro 1670 a Natività, il quale ebbe il battesimo nella Pieve di S. Pancratio, e fu conpare il Sig(no)re Capitano Brangratio Fedini, e gli si pose nome Piero Antonio de Rubeis Civis Florentinus annus MDCLXX 1670.

Condizioni: Incunabolo lacunoso: in 1. mancano le cc. a1 (bianca), a4 (in sostituzione della quale è rilegato un foglio bianco), a7 (anch'essa sostituita da un foglio bianco), a10; in 2. mancano le cc. n7-n8 (le due carte finali dell'incunabolo, di cui l'ultima bianca).
L'incunabolo presenta numerose tracce di umidità, muffa e macchie sulle carte; l'angolo inferiore esterno di alcune carte, inoltre, è strappato e restaurato con rettangoli di carta (es. 1. cc. a6, b1, b2, m3 ecc.); altri strappi restaurati, ad es., alle cc. 1. b10, h10, i1, r10. Fitti buchi di tarli nel m.inf. di alcune carte nei fascicoli 1. h-i, verso la legatura. Alle cc. 1. h10-i1 si rinvengono ampi strappi lungo la diagonale delle pagine; uno strappo anche a c. 1. x2. La rifilatura compromette la leggibilità di qualche nota nel m.e.

Postille (mano 1)

Strumento: penna.

Inchiostro: "rosso", piuttosto sbiadito.

Posizione: "interlinea"; "corpo del testo"; "margine esterno"; "margine interno"; "margine superiore"; "margine inferiore".

Lingua: Postille in volgare.

Datazione: Sec. XV

Quantità e distribuzione: Fittissime note, in molti casi a coprire l'intera estensione del m. delle carte. Volume postillato fittamente solo in 1, cc. a2r-p2r (libri I-VIII), c. r2r (una manicula) e cc. s1r-s4r (libro IX, anni 1384-1387).


Tipologia delle postille

Note filologiche:

Sporadici gli interventi di correzione di parole nel testo o in interl. (es. 1. cc. b5r, c3v, c4r).

Note esegetiche:
Alcuni interventi di commento sono preziosi per ricostruire la fisionomia del postillatore. Ad es., in 1. c. d6r, il testo legge: Però che noi non doma(n)diamo che né paese né città conquistate né tolte a nimici, ma solamente la tornata nella patria sia el premio nostro (lib. II, pag. 47, ll. 11-12; qui e di seguito si citano i passi secondo l'edizione del testo latino, LEONARDO BRUNI ARETINO, Historiarum Florentini populi libri XII ..., a c. di E. SANTINI - C. DI PIERRO, Città di Castello 1914-26 [RR.II.SS., Editio altera, 19/III]); il postillatore annota: Domanda giusta et honesta petitione. In 1. c. d8r, il testo legge: Con tutte le sue genti (et) con molti della nobilità della parte sua uscì di Firenze (et) volgendo da man sinistra se n'andò lungo le mura insino alla via di Prato (et) senza alcuna dimora adirizò sua squadre per quello cammino (et) el dì medesimo si condusse a Prato, dove, sicuro d'ogni sospecto, incominciò a conoscere lo errore suo (et) a da(n)nare el suo consiglio, perché haveva habbandonata la città di Firenze senza esserne cacciato, trovandosi sì bene proveduto di gente d'arme. Et volendo corregere questo suo errore, el dì di poi con tutte le genti ritornò insino alle mura di Firenze, et per il grande movimento del dì dinanzi trovò le porti chiuse; e ' cittadini che erano deputati a fare le guardie, veduto la tornata del conte Novello (et) della sua compagnia, subitamente lo referirono al popolo, el quale fu posto in arme (et) corse a quella porta dove erano queste genti. El conte Novello, non potendo né co(n) forza né con prieghi ritornare nella città, poi che fu stato alquanto intorno alle mura, ridusse le sue genti a Prato (lib. II, pag. 49, ll. 6-15). Il postillatore annota: Nota ch(e) questo medesimo è advenuto anch(e) ad altri che, sanza essere cacciati, si sono fuggiti, et no(n) vale poi il pe(n)tirsene. Volle ritornare et, no(n) pote(n)do né co(n) prieghi né co(n) forz[a], si ritornà co(n) lenge(n)te sua a Prato. Una forte sensibilità alla libertas fiorentina emerge dai commenti e dalle sottolineature alle cc. g3v-g4v, nelle quali è riportata l'orazione di Giano della Bella: il postillatore sottolinea in verticale il passo che segue, apponendo una manicula a fianco del testo: A me pare che la libertà del popolo consista in due cose: nelle leggi (et) ne' giudicii. Qua(n)do queste due cose possono piú nella città che alcuni cittadini, allora si mantiene la libertà; ma quando e' si truova chi spreza le leggi (et) e' giudicii sanza alcuna punitione, allora si debba stimare che la libertà sia perduta (lib. IV, pag. 82, ll. 8-11). Appone poi i seguenti commenti nelle parti del testo a seguire: Dimostra el pericolo grande ch(e) porta il popolo no(n) essendo punita la licentia de' grandi; Dimostra che sono servi et no(n) liberi; Mostra ch(e) le leggi si debbono ob[ser]vare. Appone infine la parola No(ta) di fianco al passo: Però che nie(n)te giova havere le buone leggi se e' giudici non hanno executione (lib. IV, pag. 82, ll. 48-49).
Altri commenti alle cc. 1. e9r, f10r.

Disegni o segni:
Qualche manicula affiancata a sottolineatura verticale di passi del testo (es. 1. c. r2r). Alcune maniculae chiariscono gli interessi e la mentalità del lettore: una manicula accompagnata da No(ta) a c. b8v, in relazione al seguente passo: Et perché egli era copioso di figluoli, parea che pensassi come gli potessi lasciare grandi in Italia. Cadendo nel co(m)mune errore degli huomini, che s'acconciano nella mente le cose future secondo la vanità degli appetiti loro, maximamente stimava lasciare a' figluoli grande fondame(n)to dello stato loro se i(n) Thoscana abbactessi le parti adverse (et) rilevassi e' suoi amici (et) sequaci (lib. I, pag. 26, ll. 19-22). Un'altra manicula a c. c4v, dove il testo legge: All'huomo savio pare che si convenga considerare molto dalla lungi (et) antivedere quanto si può le cose future (lib. II, pag. 34, ll.12-13). Una manicula a c. c6r, in corrispondenza di questo passo: Oltre alle predecte cose, manifestando questi tali alcune cose secrete de' nimici (et) mescolando le false colle vere (et) appresentando alcuni suggelli, empierono di tanta spera(n)za li huomini poco experti nell'arte militare, e' quali spesse volte ne' magistrati si trovavano, che nessuni altri aconsigli volevano udire (lib. II, pag. 36, ll. 17-20). Così altre maniculae alle cc. c6v (il bene comune), c7v (i nemici non sono da disprezzare), c10r (la plebe muta facilmente animo quando si mutano le cose), l5r (la varietà delle cose umane ha in guerra molto potere), m6v (i cittadini si devono trattare ricordandosi che sono cittadini).
Qualche sottolineatura verticale lungo i testi (es. cc. c8v, d1v). Qualche sporadico segno di paragrafo (es. c. d5r).

Altro:
La stragrande maggioranza delle note è costituita da un fedele riassunto del testo, a coprire l'intera estensione della pagina.
Sporadico intervento a toccare di rosso il titolo, la prima riga di testo e le iniziali di frase di alcuni libri (es. cc. 1. e2r, n3r, p1r).
Aggiunta di titolo corrente nel m.sup. delle carte, al recto costituito dalla numerazione progressiva delle carte in numeri romani, al verso costituito dall'indicazione del libro, in ogni carta, dall'inizio del volume a c. p2r (libri I-VIII; cc. I-CXXXXVIII) e alle cc. r10v-s3v (la sola indicazione al verso, per il libro IX).

Testo
Postilla
1. c. b4v [num. del postillatore XIIIv]

[LEONARDO BRUNI, Historiarum Florentini populi, lib. I, da pag. 20, l. 28 a pag. 21, l. 9]

Ma la consta(n)tia di Belisario (et) la sua singulare virtú vinse tutte le difficultà della guerra (et) ultimamente, accresciuto lo exercito, uscì di Roma contro a' Gothi (et), passando in Thoscana (et) in Romagna, con una supprema victoria abbaté Vitige, (et) a Rave(n)na, preso lui (et) la sua do(n)na, montò in acqua (et) con grande honore (et) fama se ne tornò a Constantinopoli. Parea in tutto liberata Italia, (et) senza dubbio ella era rimasa libera dalle mani de' Gothi, se Belisario havessi messo alquanto piú tempo in stabilire la victoria. Ma lui, con quella grandeza d'animo che egli havea vinti e' nimici sprezando quel resto de' Gothi che erano in Italia, decte loro cagione di rifarsi dopo la sua partita. Però che, essendo seminati per Italia, come inteseno Belisario essere tornato a Constantinopoli, preseno animo (et) maximamente quegli che si trovavano di là dal Po (et) erano stati piú lo(n)tani dalla guerra. Raunati adunque (et) co(n)spirati insieme, creorono un re chiamato Idebaldo, di poi un altro che si chiamava Elarico, (et), morti questi tali fra due anni per la seditione de' loro medesimi, fu creato re Totila, il quale, racolto un grande exercito, si volse contro a quelle terre di Thoscana che per la victoria di Belisario s'erano ribellate da' Gothi (et) molte n'arse (et) molte ne disfece insino a fondamenti; (et) finalme(n)te, essendo feroce di natura (et) facto potente, tutta Italia che poco inanzi era stata liberata da Belisario con magiore servitú che prima la soctomisse (et), infra l'altre cose, dopo una lunga obsidione prese la città di Roma (et) missella in preda (et) in rapina (et), disfacto una parte delle mura, tanto i(n) ogni luogo desolò che sono alcuni che dicono che ella stete de dì quara(n)ta vota in tucto d'habitatori. Questa pestilentia tenne Italia circa dieci an(n)i, insino che per Narsete eunucho, mandato da Giustiniano, fu vi(n)to Totila (et) tutta la natione de' Gothi fu spenta (et) distructa. Questo Totila è quello il quale, per le grandi afflictioni date a' popoli, alcuno lo chiamano flagello di Dio, (et) fu di generatione gotho, ma nato (et) allevato in Italia, del quale ci è paruto da dovere dire alcune cose, perché molti, seguita(n)do la fama del vulgo, hanno opinioni diverse da quelle che habbiamo decto.
m.e.: Nel 542 Belisario presso [poi corretto dalla mano in prese] / a Rave(n)na Vitige et la mogle / et molti de' principali, et co(n) gra(n)de / victoria tornò i(n) Co(n)sta(n)tinopoli
piú sotto: Nel 543 e' Ghoti ch(e) erano ri/masi i(n) Italia dopo la partita / di Belisario creorono Idebaldo / loro re, dipoi Elarico; et fra / dua anni da' Ghoti medesimi / furono morti, et creorono / Totila re /
Nel 548 Totila et arse et / desolò molte ciptà d'Italia et / finalme(n)te p(re)se Roma et dis/fecela quasi tutta i(n) modo ch(e) / la rimase vota d'abitatori, / et questo medesimo fece a / Firenze e i(n) modo ch(e) fu chia/mato flagello di Dio:-
Nel 555 Narsete eunuco / fu ma(n)dato da Giustiniano / i(n) Italia co(n) gra(n)de exercito et da lui fu vinto Totila et spenta tutta la natione de' Goti et liberata / Italia di tale flagello
IncTriv_B105^1-2_b4v
Postille (mano 2)

Strumento: penna.

Inchiostro: "bruno scuro".

Posizione: "margine superiore"; "margine inferiore".

Lingua: Postille in volgare.

Datazione: Sec. XV

Quantità e distribuzione: Postille rare. La mano si rinviene solo su poche carte: 1. cc. i2r, i3r, x10r, forse t1v; 2. c. d4r.


Tipologia delle postille

Altro:
Rozzo notabile di richiamo del contenuto del testo a c. 1. i3r: [ S Sancasciano sanesi colligiani / oton pon [la parola cassata da un tratto di penna] sa(n)gimignanesi.
In 1. c. t1v, forse della stessa mano: Lascio Caro.
In 2. c. d4r: machabeo etebeo / machabei etebei. Una nota simile si rinviene anche in 1. c. l10v (Machabeo etebeo), ma il ductus è diverso.

Testo
Postilla
1. c. x10r [ultima carta della prima opera]



LAUS IMMORTALI DEO.
Sotto, la frase: laudato sia l'iimmortale ido

Osservazioni
La scrittura, di modulo grande e con andamento incerto, è disposta in modo non regolare sulle carte; probabilmente appartiene a una persona anziana o semidotta.












Postille (mano 3)

Strumento: penna.

Inchiostro: "bruno scuro".

Posizione: "margine esterno"; "margine inferiore".

Lingua: Postille in volgare.

Datazione: Sec. XVII (forse di Tebaldo de Rossi, come da nota a c. 2. k6v).

Quantità e distribuzione: Postille rare. La mano si sinviene sull'ultima carta di 1 (c. x10r) e in tutto 2.


Tipologia delle postille

Disegni o segni:
Dubbio se di questa mano la manicula a c. 2. a9v.

Altro:
Solo rari e brevi notabilia.

Testo
Postilla
c. 2. d9r [250r]

[POGGIO BRACCIOLINI, Historia Florentina, lib. III, pagg. 263E-264A]

Messere Iacopo dal Vermo capitano mandò a donare a Lauguto una volpe rinchiusa i(n) una gabia, p(er) dimostrarli, benché fussi sagace e astuto, nondimeno era ne' termini si trovava la volpe.
[Si cita secondo l'edizione del testo latino, POGGIO BRACCIOLINI, Historia Florentina, Mediolani 1731 (RR.II.SS., 20), 157-434].
m.e.: M(eser) Jacopo da lvermo capita/no mandà a donare a Lauguto / una volpe rinchiusa in una / gabbia
IncTriv_B105^1-2_d9r

Osservazioni
Sporadici segni di penna di mani diverse in 1. cc. r6v, s10v; 2. cc. i2v (forse di mano di Tebaldo de Rossi), k2r. Di mano diversa anche due interventi poi completati dalla mano 3 in 2. cc. f6v, g1v.